IL SERMIG al Giro d’Italia

Verso traguardi mondiali di PACE

La solidarietà, l’impegno per la pace, ma anche un segno concreto per ridurre le distanze in tempo di pandemia. È lo spirito del progetto “3479 chilometri di speranza” che vedrà il Sermig di Torino al seguito  del Giro d’Italia.

Il Sermig seguirà la manifestazione, con una presenza dei suoi volontari in tutte le città toccate dalla Corsa Rosa.

Nelle varie tappe avvicinerà giovani, scuole, amici e simpatizzanti sparsi in Italia.

Consegnerà a tutti loro, ai rappresentanti della società civile e delle istituzioni la “Lettera alla coscienza”, manifesto dell’impegno civile del Sermig.

LETTERA ALLA COSCIENZA

Cari amici,

la storia bussa ogni giorno alla porta della nostra umanità, del nostro cuore, della nostra intelligenza. Intorno a noi abita un odio più forte di mille bombe atomiche. Siamo capaci di andare nello spazio, di fabbricare missili intelligenti e debellare malattie fino a ieri incurabili. Eppure, non siamo ancora capaci di riconoscere nell’altro il nostro volto. Non sappiamo farci interpellare concretamente dagli esodi incessanti di chi fugge da situazioni di estrema povertà, da chi muore per fame, dagli esclusi dal mondo del lavoro, dai tanti giovani che continuano a mettersi fuori gioco con le droghe e altre dipendenze, dai bambini che muoiono “giocando” al suicidio. Non sappiamo commuoverci davanti a milioni di bambini non nati, ai bambini soldato o resi oggetto di piacere.
Non sappiamo chiedere perdono pensando alle vittime della cattiveria, del bullismo, che può portare anche a gesti estremi. Restiamo indi!erenti davanti a chi continua a essere ucciso per la propria fede e per i propri ideali, non siamo capaci di contrastare chi continua ad alimentare senza scrupoli il mercato delle armi e del terrorismo.

Non ci sforziamo di capire, se non costretti dagli eventi, che le pandemie mondiali più terribili, come il Covid-19, si possono prevenire, frenare e debellare solo con lo sforzo congiunto di tutti: dal più grande scienziato al più semplice cittadino ovunque viva nel mondo.

In un mondo così appare diffcile sperare. La misura è uscita di misura, ma l’oggi è ancora nelle nostre mani, possiamo insieme progettare il futuro, e quello che non è stato può essere. Esiste una misura dell’amore, della giustizia?
Sì, esiste. La Bibbia ci indica una via. Il profeta Samuele, l’autorità più importante d’Israele, al momento di ritirarsi chiamò a raccolta il popolo e chiese: “Chi ho derubato? Chi ho trattato con prepotenza? Chi ho offeso? Da chi ho accettato un regalo per chiudere gli occhi su un’ingiustizia? Se l’ho fatto, sono qui per restituire!”. Il Vangelo, poi, porta con sé una vera rivoluzione: “Se presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello”. È un invito per i credenti, ma anche per chi non lo è, perché ognuno di noi può riconciliarsi. Per me, la misura è questa.

Potrei puntare il dito in alto, scandalizzarmi, fare polemiche, ma da tempo ho capito che purtroppo non basta gridare “Al lupo, al lupo” per cambiare le cose. La verità va vissuta nell’intimo, ogni giorno. Ho capito che è molto meglio puntare il dito su me stesso: io, cosa sono disposto a fare?

È tempo di risvegliare la coscienza e capire che i piccoli possono fare cose grandi, ma occorre che torniamo a credere nella forza propulsiva del fare comunità.
Occorre gente che abbia voglia di mettere l’io al servizio del noi, un’unica squadra al servizio di una grande visione. Dai piccoli che si uniscono e vivono nella verità può venire l’autorità morale di dire: “Basta!”. Un’autorità capace di mobilitare senza violenza milioni di persone, di entrare nei palazzi dei partiti, dell’economia, della cultura e della scienza, delle diverse confessioni religiose e portare a una svolta, alla rivoluzione di chi vive il potere come servizio. Una nuova primavera è possibile, diamo voce alla coscienza, in ogni età della vita. Cominciando da quando si è piccoli e dalle cose piccole.

COSCIENZA è non imbrogliare, è non dire il falso. Coscienza è non tradire mai.
COSCIENZA è piangere con chi piange senza strumentalizzare la so!erenza.
COSCIENZA è scegliere il perdono, il rancore genera solo vendetta.
COSCIENZA è fare del carcere un’occasione di rinascita.
COSCIENZA è rendere gli ospedali luoghi nei quali il malato è una persona, non un numero.
COSCIENZA è riflettere con umiltà sulla tragedia del Covid-19, sulla fragilità della nostra condizione umana, per sentirci parte dello stesso destino e più uniti. Coscienza è non accettare che l’accesso alle cure mediche e ai vaccini sia un privilegio per pochi, perché le vite umane hanno tutte lo stesso valore.
COSCIENZA è studiare con impegno, perché il futuro della società dipende anche dalla mia preparazione.
COSCIENZA è adoperarsi perché tutti abbiano un lavoro dignitoso, retribuito con un salario equo. Coscienza è pagare le tasse. Coscienza è fare della mia professione un servizio al bene comune e non farmi strapagare.
COSCIENZA è fare politica per servire, senza cercare privilegi.
COSCIENZA è non accettare le morti per fame e capire che tempo, intelligenza e risorse non sono solo per me, ma mi sono a”dati per condividerli e costruire un mondo più giusto.
COSCIENZA è rispettare la natura e batterci in prima linea insieme agli scienziati e ai politici di tutto il mondo per difenderla prima che sia troppo tardi.
COSCIENZA è usare internet, i media e le nuove tecnologie per il bene.
COSCIENZA è indirizzare la ricerca e le conoscenze scientifiche a servizio della vita.
COSCIENZA è dare voce a chi non ha voce e avere il coraggio della verità.
COSCIENZA è rispettare la diversità, vedere nell’altro un uomo, una donna come me.
COSCIENZA è vivere da vivi, rifiutando ogni dipendenza.
COSCIENZA è tutelare la vita dal concepimento all’ultimo istante con amore e tenerezza. Coscienza è custodire i bambini e i giovani come un patrimonio dell’umanità. Coscienza è aiutare i giovani a mettere gambe ai loro sogni.
COSCIENZA è sapersi ascoltare e saper ascoltare, per diventare custodi gli uni degli altri.
COSCIENZA è la voce di Dio che parla dentro di me, di te.

La coscienza non fa chiacchiere. Fa e fa essere persone disposte a diventare gli occhi di un cieco, le orecchie di un sordo, il pane di un a!amato. La coscienza mi fa amare l’oggi guardando già al domani, mi apre al mondo, alla legalità e alla fraternità. La coscienza mi fa distinguere un bene apparente dal vero Bene, ciò che piace da ciò che porta alla pienezza e, soprattutto, mi fa capire che a fin di bene esiste solo il bene. Solo la coscienza mi aiuta a dire i sì e i no di cui la mia vita, gli altri e il mondo hanno bisogno.

Il primo “no” fermo va detto alla droga, leggera o pesante, libera o non libera. Perché la droga fa male e chi la compra alimenta le mafie e il mercato criminale internazionale. Gandhi riuscì a sconfiggere il più grande impero coloniale del suo tempo chiedendo alla sua gente di non consumare il sale degli occupanti. Oggi i giovani possono sconfiggere uno dei più grandi imperi economici del male con il loro “no” al consumo della droga.

Allo stesso tempo, dobbiamo dire un “no” fermo alle armi perché uccidono cinque volte: la prima perché sottraggono risorse all’istruzione, alla sanità, allo sviluppo. La seconda perché bloccano saperi e intelligenze nella costruzione di strumenti di morte sempre più ra”nati. La terza perché vengono usate per distruggere e uccidere. La quarta perché preparano la vendetta. La quinta perché producono ferite e squilibri nei tanti reduci, molto spesso responsabili o spettatori di atrocità disumane e violenze indicibili. Fondamentalismi e dittature, fame e sete, malattie, ignoranza, disoccupazione non si sconfiggono con le armi ma con politiche di giustizia che aprono le porte alla pace.

Non è un sogno. Io ci credo. Per questo mi rivolgo alla coscienza degli assopiti, a chi è convinto che darsi da fare non serva a nulla.
Il mondo si può cambiare! Abbiamo dentro la forza interiore per farlo, una forza che ribolle e geme in noi. Scrivo alla coscienza di chi ha voglia di ascoltare perché sono un pover’uomo e parlo ai poveri uomini come me. Sono convinto che per fare nuovo il mondo servano la mia e la vostra debolezza. Serve la debolezza dei giovani senza potere, i più poveri di tutti, i più sfruttati, perché Dio da sempre scommette sui piccoli. Dio ama senza misura il nuovo che i giovani portano dentro e sa che sono in grado di realizzarlo. Un miracolo che può esplodere solo se la coscienza si risveglia in loro, in noi, in tutti. Allora, lo stupore busserà alla porta della storia.

Torino, 4 maggio 2021

Ernesto Olivero