Meditazione Cristiana

Commento al Vangelo (16/03/25)

Lectio divina di Lc 9,28-36
Contesto
Il contesto più ampio del nostro brano è quello del capitolo 9 di Luca. Il capitolo inizia
con l’invio in missione dei Dodici e si chiude con il discorso di Gesù sulle esigenze della
vocazione apostolica. All’inizio del capitolo 10, poi, è presentata la missione di 72
(numero delle nazioni pagane) discepoli.
Inoltre, come dicevo la volta scorsa, al v. 51 c’è il “cambio di velocità” del cammino di
Gesù verso Gerusalemme.
Il contesto immediato, invece, include – significativamente – il nostro brano tra il primo
e il secondo annuncio della passione ai discepoli.
La glorificazione di Gesù descritta in questo brano, dunque, vuole sostenere la missione
dei discepoli (i dodici e quelli di ogni tempo) tra le difficoltà, le incomprensioni,
l’esperienza della croce.
I personaggi
GESÙ. Sceglie tra i dodici solo Pietro Giacomo e Giovanni. A loro chiede di accompagnarlo
sul monte a pregare e li rende testimoni di questo fatto prodigioso. Si trasfigura. A
differenza di Mt e Mc, dopo l’esperienza della trasfigurazione Gesù non dice nulla ai tre.
Possiamo anche pensare alla gioia, alla serenità, alla pace diffusa nei cuori di Pietro,
Giacomo e Giovanni da questa contemplazione di Gesù. Gesù luminoso, splendente;
Gesù sereno, pacifico; Gesù che già si presenta come nel regno di Dio definitivo, cioè
nella pienezza della sua gloria.
PIETRO E I COMPAGNI. Li sentiamo sicuramente più vicini a noi… Come vivono questa
vicenda? Al solito molto superficialmente senza capire bene, un po’ come noi.
Cerchiamo di comprendere e vivere questa vicenda, ma ne rimaniamo un po’ fuori.
Pietro ha due reazioni: la prima è di entusiasmo “come è bello stare qui”. È una reazione
che come abbiamo detto non è negativa, ma è puramente estetica e non basta. Poi una
seconda reazione contraria che è di paura. Pietro ha paura della nube che incombe, ha
paura di Dio, ha pura di entrare nel mistero, come spesso noi abbiamo paura a pregare
e/o a meditare a lungo perché diciamo “cosa farò nella meditazione? Come passerò il
tempo”. Ci fa paura il tempo di silenzio, il tempo di Dio. Pietro ci invita a superare questa
paura e ad entrare con coraggio nel tempo di Dio, soprattutto il tempo della preghiera, il
tempo dell’ascolto della Parola.
MOSÈ ED ELIA. Il più grande tra i profeti e il “Legislatore”, compendio di tutta la fede di
Israele che conversano con Gesù sulla morte e risurrezione (esodo) che attendono Gesù
a Gerusalemme.
Mosè ci richiama all’osservanza; Elia è il profeta dell’incomparabilità di Dio ed è anche il
profeta delle sorprese di Dio, cioè ci ricorda che Dio sorprende con fatti nuovi,
imprevisti, con cambiamenti di scena.
Lectio
v. 28 L’introduzione cronologica così precisa connette esplicitamente quest’episodio
con l’annuncio della morte del Figlio dell’uomo e l’istruzione ai discepoli circa la
sequela sulla via della croce (9,18-27).
L’ottavo giorno – inoltre – è il giorno della resurrezione, è quello in cui si aprono
gli occhi dei discepoli allo spezzare del pane (24,13)

v. 29 Gesù prega. È una preghiera notturna (i discepoli, infatti, sono oppressi dal
sonno). Il sonno e la notte possono essere illuminati solo dalla comunione con il
Padre. Questa è la forza di trasfigurazione e di risurrezione dalle tenebre, capace
di rischiarare ogni notte e di svegliare ogni sonno dell’uomo…
Lc, a differenza dei Mc e Mt, osserva il volto, è questo che cambia di aspetto
(pensiamo al volto di Mosè dopo aver incontrato il Signore sul Sinai! Es 34,29).
La Gloria di Dio si manifesta sul volto e sull’abito, è Dio che fa l’abito ai
progenitori (Gn 3,21), li reintegra nella loro dignità. È la Gloria di Dio quella che
appare ai tre che osservano la scena.
Dove hai osservato (o osservi ancora) la Gloria di Dio nella tua vita?
Qual è la forza della tua preghiera? Quale aspetto della tua vita chiede di essere
trasfigurato?
vv. 30-31 Mosè ed Elia non stanno zitti, ma parlano. I tre sentono che parlano di
Gerusalemme, parlano di un esodo, parlano cioè di qualcosa di grandioso
e insieme di sconvolgente, qualcosa che avrebbe mutato il corso della
storia, così com’è stato l’esodo per gli Ebrei.

vv. 32-33 Pietro, Giacomo e Giovanni sono rimasti senza parole. Pietro alla fine dice
una sciocchezza. Con le sue parole dichiara di non aver capito nulla di ciò
che voleva Gesù. Lui chiede loro di non fermarsi a contemplare la visione,
ma di trarne le conseguenze.
Anche oggi il Signore ci chiede di non fermarci a contemplare la “visione”,
cioè a coltivare l’idea di un Dio tappabuchi (Bonoheffer) e rassicurante;
Piuttosto vuole che ne ricaviamo le conseguenze per il nostro essere
credenti nel mondo.
Quali conseguenze per la tua vita?

vv. 34-35 La voce (la Parola di Dio) rivela la vera identità e la missione di Gesù: egli
è il Figlio che nel suo compito sostituisce gli antichi profeti. È il profeta che
può dire la parola definitiva di Dio. I discepoli non possono che ascoltarlo
con fiducia e disponibilità.
Ti fidi di Dio e della sua parola? Riesci a viverla nella tua storia con
disponibilità?

v. 36 Il silenzio che si fa contemplazione. Non si possono aggiungere parole,
bisogna custodire nel cuore ciò che è accaduto come anche Maria fa nel
Vangelo di Lc (2,51).
Fa’ silenzio in te, lascia che la forza della Gloria di Dio raggiunga il tuo
cuore e le tue emozioni…

Don Maurizio Mariani