Meditazione Cristiana

Vangelo di Giovanni GV 10, 27-30 (11/05/25)

“ Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono ” Ascoltare è una delle virtù più difficili con cui siamo chiamati a  fare i conti. Ci è facile parlare, facile giudicare, condannare  e perfino assolvere o insultare, ma ascoltare no. Ascoltare è difficile.

La Bibbia ci parla del giovane Salomone che, la notte prima di essere incoronato re, è preso dalla paura e prega. Dio gli dice:” chiedimi ciò che vuoi e  te lo darò”.  Il giovane  chiede al Signore:” donami o Signore un cuore che sappia ascoltare”. Dio meravigliato da tale richiesta gli dice:” poiché non mi hai chiesto né lunga vita, né ricchezza e potere e neppure la morte dei tuoi nemici, tutto questo ti darò insieme ad un cuore che ascolta”.

Ci ferisce sempre quando non ci sentiamo ascoltati e, spesso, diventiamo vendicativi, il nostro sguardo rischia di incattivirsi e diamo il peggio di noi. Dovremmo, forse vorremmo, essere migliori. Chiediamo anche noi al Signore un “ cuore che sa ascoltare prima di giudicare”.

SILENZIO. ASCOLTO. PERDONO. ABBRACCIO.

“ Non avranno più sete, non avranno più fame, non saranno colpiti dal sole, non avranno più arsura, li guiderò alle sorgenti dell’acqua della vita” L’Apocalisse – seconda lettura – ci fa vedere come dovrebbe essere il mondo. Non ci dovrebbe più essere morte, né lamento, né pianto di solitudini e di paure, nessuno dovrebbe mai sentirsi escluso e umiliato. Non ci dovrebbero  essere né guerre e neppure iniquità. Questo cercano di fare i pastori veri.

Pastori, nel linguaggio di Gesù sono tutti coloro che hannoresponsabilità di guida e di protezione; sono i sacerdoti del tempio e i governanti dei popoli; oggi diremmo anche i grandi manager pubblici, i responsabili dell’economia e della salute, del lavoro e della cultura, i difensori dell’ambiente e del patrimonio valoriale, impegnati a condurre i loro popoli verso una vita buona e vera, una vita piena e possibilmente felice.

Non ci interessa, non in questa sede almeno, esprimere giudizi verso alcuno. Ci interessa molto invece ascoltare il grido del povero che invoca aiuto, dell’oppresso che rivendica giustizia, del maltrattato che esige rispetto. Perché i veramente poveri hanno poca voce. I veramente maltrattati hanno poca forza, i veramente umiliati hanno poca visibilità. Ci vuole un grande cuore per sentire le loro voci e vedere le loro ferite.

E non basta essere pastori, non garantisce molto avere dei pastori; ci vuole l’impegno di tutti per essere più Popolo e meno gregge. In fondo i pastori vivono della vita del proprio gregge o popolo, mungono, tosano, del gregge si nutrono; ci occorrono pastori che non tolgano vita ma che la custodiscano. Io, dice Gesù, do la mia vita per loro, per questo ascoltano la mia voce.

Non basta avere un pastore anche buono, credo sia necessario per tutti, veramente per tutti sentirci un po’, almeno un po’, custodi del bene proprio e del bene di tutti. Non basta la delega a qualcuno che pensa per noi, non basta l’uomo forte che protegge tutti, risolve i problemi di tutti, soprattutto pensa e decide per tutti. Occorre che tutti e ognuno ci sentiamo sempre più responsabili del bene comune.

Sentirci responsabili di questa terra, di questo Paese, di questa Città che meritano di essere amati un po’ di più. Custodirne la ricchezza naturale e culturale. Ritrovare la preziosità delle nostre radici umanistiche e religiose, nutrirci di ciò che veramente vale e fa crescere la dignità e la fierezza di un popolo, imparare a non vergognarci delle nostre generosità.

Amare il prossimo, soprattutto il prossimo scartato perché diverso, non è segno di debolezza ma di vera forza; non è il coraggio ma la paura a renderci arroganti. Avere un rispetto grandissimo per tutte le opinioni e anche le religioni, al tempo stesso amare e vivere gioiosamente la propria fede.

È vero che viviamo in tempi difficili, ma non più difficili di altri tempi; siamo figli di una generazione di padri e madri che hanno vissuto in tempi molto più difficili dei nostri, eppure hanno avuto la forza e la dignitosa fierezza di non arrendersi. Loro, i nostri padri e le nostre madri non hanno ceduto alla tentazione di trasformare i più deboli in un capro espiatorio, per loro solidarietà e compassione erano valori irrinunciabili e non  possibili reati o colpe come sembra andare di moda oggi.

Avevano certamente dei grandi pastori, orgogliosi e fieri delle proprie radici umanistiche e cristiane e ci hanno regalato Benessere, Democrazia e Costituzione. Ma pastori generosi e sapienti non mancano neppure oggi anche se vengono irrisi o tenuti in ombra. Tocca a noi riscoprirli e valorizzarli.

Lunedì 13 maggio saliremo a Barbiana con numerosi studenti e professori. Riscopriremo la figura di don Lorenzo Milani e faremo il sentiero della Costituzione leggendo e riflettendo sui Principi Fondamentali che la compongono. Ecco! La ricerca e la valorizzazione di pastori buoni, laici, cristiani credenti e diversamente credenti. Un cammino da fare, magari insieme. Ci farebbe bene a tutti