La notte del Getsemani
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Autore: Massimo Recalcati
Editore: Einaudi, pagg. 87, 219
Il libro si annuncia in copertina con Il bacio di Giuda (Giotto, affresco della Cappella degli Scrovegni), che così consegna Gesù alle guardie inviate dai sacerdoti ad arrestarlo. Un gesto di grande intimità, di affetto, che qui però ne è il suo opposto: il tradimento di un amico, del Maestro nel quale il discepolo, uno dei dodici, uno dei più fedeli, aveva posto tutta la sua fiducia. Immagine simbolica del momento drammatico nel quale scorre, ma sembra non voler scorrere, quella notte con un carico di sofferenza inumano fino ad allora non ancora provato da Gesù. Col suo epilogo di morte annunciato più volte da Gesù stesso (a Cesarea di Filippo, in Galilea, poi lungo la strada per Gerusalemme e due giorni prima della Pasqua) e che precipita nella sera dell’ “ultima cena” del maestro con quelli che aveva scelto come più stretti seguaci.
Momento sconcertante (che Leonardo interpreta e fissa nell’iconico dipinto murale della Cappella delle Grazie, a Milano, dopo che Gesù ha appena annunciato che uno di loro lo tradirà). Inizio di quella che Recalcati chiama non “la notte di Dio, ma la notte dell’uomo”. Perché Gesù vive fino in fondo la condizione dell’uomo, “senza Dio”, nella sua fragilità, nei suoi tormenti e nell’ineluttabilità della morte, le ferite più profonde che un uomo deve sopportare”. “Negatività della vita” con la quale si incontra quotidianamente lo psicanalista che da quel suo angolo visuale può restituirci uno sguardo nuovo, dall’interno, sul dramma estremo vissuto da Gesù, dall’uomo che si consegna a quella che lo psicanalista chiama “la legge del proprio desiderio”, che esige che la vita sia viva, piena, non schiacciata sulla mera obbedienza a una Legge ferma alla sottomissione alla Tradizione, isterilita dai sacerdoti, scribi, maestri della legge volti alla conservazione e gestione del loro potere. L’opposto della predicazione di Gesù.
Gesù in quella notte è chiamato a dare testimonianza, ad avvalorare la verità della propria parola, a mantenere il “dire” unito al “fare”. Criterio guida per la vita etica del cristiano, i cui valori non esistono sul piano trascendentale, ma solo quando passano “attraverso una porta stretta, di fedeltà al proprio desiderio… per una vita più viva, più ricca, più generativa”, che per Gesù ha significato “donazione senza riserve di se stesso, non una rinuncia sacrificale ma la piena realizzazione della propria vita…, della sua verità”. Passata attraverso il fuoco del tradimento, non dei sacerdoti del tempio, da sempre ostili al Gesù, ma di due dei suoi più stretti amici. Tutti e due innamorati di Gesù – Recalcati riferisce il rapporto di entrambi al “tranfert”, reazione affettiva che lega il paziente allo psicanalista, qui il discepolo al Maestro – ma con motivazioni ed esiti diversi. Giuda, che don Primo Mazzolari ha chiamato “nostro fratello Giuda”, riconoscendo nel suo pure i nostri tanti tradimenti, mosso da mancate attese politiche nel Messia, si chiude nella disperazione definitiva del suicidio. Pietro, mosso da paura, nel pentimento di amare lacrime, si apre al perdono del Maestro.
A questi tradimenti si aggiungeranno nel Getsemani quelli di tutti i discepoli che, incapaci, prima, di vegliare con lui, come Gesù aveva chiesto loro (e qui, per l’autore, “Gesù rovescia traumaticamente ogni rappresentazione teocentrica di Dio. Nessuna religione può pensare a Dio in questo modo, un Dio che chiede aiuto all’uomo), fuggiranno poi davanti all’arresto del loro Maestro, “allievi che non possono tollerare la caduta del loro Ideale nella polvere.”
Ma prima dell’arresto, Recalcati nel Getsemani evidenzia due diversi decisivi momenti della preghiera di Gesù.
Gesù che ama profondamente la vita, pur nell’abbandono assoluto dei suoi, prega dapprima il Padre suo, se possibile, di “allontanare il calice” della passione e morte che lo attende. “Un Gesù radicalmente uomo che rifiuta l’inumanità della Legge, ne chiede la sospensione”.
Di fronte al silenzio assoluto di Dio, Gesù cambia postura, in una svolta radicale, “non come voglio io, ma ciò che vuoi tu” (Mc 14, 36). Si consegna alla volontà del Padre, non in un gesto sacrificale, ma nel compimento del proprio desiderio, senza tornaconto: “sceglie di donare la sua vita, scegliendo l’eredità che il Padre gli ha consegnato”, non subendo la morte ma “consegnando se stesso (Gal,2,20)” alla volontà imperscrutabile del Padre, alla nuova Legge del Padre, alla quale ha sempre aderito e improntato la sua vita. Non attende passivamente gli sgherri inviati dai sacerdoti, non si offre come vittima in espiazione dei peccati degli uomini (concezione, invece, ancora ben radicata nel pensare cristiano), ma si consegna a Dio, “in un gesto di donazione… illimitato…, liberando l’uomo dalla paura della morte”.
Diversamente dal maestro greco Socrate che si dà volontariamente la morte per rimanere fedele alla verità predicata, venendo così elevato a eroe, Gesù non si consegna alla morte, viene degradato e consegnato come un delinquente comune ai suoi carnefici. Una donazione totale, che afferma la vita al di là della morte. Nell’ultima preghiera Gesù non chiede la forza di affrontare la passione che lo attende, ma si affida all’Altro, al Padre, nonostante il suo silenzio. “La fede sorge proprio perché Dio è assente e non risponde”. Gesù allora attraversa la morte, libera l’uomo dalla paura della morte assumendola, dando la vita perché trionfi la vita. La sofferenza estrema come momento di verità.
Osvaldo Aime
