Libri

Tutto è grazia

L’ultima intervista con Domenico Budaci

Autore: Adriana Zarri

Editoriale Aliberti, nuova edizione2023, pagg 120

“Tutto è grazia» è il titolo scelto dal professore Domenico Baudaci per quest’ ultima intervista a Adriana Zarri, poco prima che morisse. Condensata in un agile libretto tascabile di poco più di cento pagine. Quasi un suo sintetico testamento spirituale. Adriana è stata teologa, giornalista, scrittrice, poeta e monaca in terre di campagna nel Canavese. Spirito certamente libero, il suo, “caratterino gioviale e materno, ma nondimeno facile a infiammarsi”. La ricorda così lo scrittore e poeta Tizianio Fratus, nelle primissime pagine. Seguite dalla “Presentazione” a cura del Vescovo emerito di Ivrea Luigi Bettazzi. Che trova “sguardi utili, salutari” seppur da accogliere con prudenza, le considerazioni fatte qui dagli amici della teologa, a volte “divergenti dall’orientamento ufficiale della gerarchia”.

Si parla in questo dialogo tra due amici, con domande lunghe, articolate di Baudaci e risposte brevi della monaca, di preghiera, cosa diversa dal dire preghiere e attendersi esaudite le nostre richieste al Signore. “Pregare è chiedere il regno e poi anche il pane che con quello è impastato”. Tra questi due poli vengono incastonati pensieri di Davide Maria Turoldo e di Gianfranco Ravasi. In connessione stretta alla preghiera sta la poesia, alla quale non a caso si è dedicata più volte A. Zarri, binomio inscindibile di espressioni umane che cercano un senso al nostro vivere, al dolore, alle vicende quotidiane proprie e altrui.

Scorrono riflessioni sulle nostre personali e diverse immagini di Dio. E qui Baudaci apre a intensi pensieri del teologo Carlo Molari. Sulla speranza, “come consolare, soccorrere gli afflitti, i sofferenti?” Sulla fede e il mistero. Nel nostro guardare alle cose c’è anche il “vedere” in quelle il mistero entro cui si distendono le nostre vite, provare stupore?

Non manca, da parte di Adriana, un’attenzione particolare agli animali, tra questi il suo gatto, tanto amati da lei, che ricorda come tutti, uomini e animali, siamo stati salvati dal diluvio ed entrati nell’Alleanza a far parte del regno di Dio.

Il focus si sposta poi sulla realtà della Chiesa, intesa ben oltre la cerchia dei vescovi, del clero, come ha insegnato il Concilio, insegnamento spesso però messo in discussione. ”La Chiesa non ha consistenza propria… E’ da un Altro, aperta agli altri” riprende Baudaci citando il monaco G. Bruni e, insiste A. Zarri, non vuole credenti in ginocchio ma maturi (tema ripreso anche da Monsignor Bettazzi nella intervista che chiude il libro), aperti alla diversità con tutta la criticità che questo comporta nell’accettare le differenze interne, strada non scontata nella storia anche recente della Chiesa. Realtà con la quale si devono misurare i laici, adesso che le chiese si svotano e la mancanza di preti chiede un salto di consapevolezza responsabile.

Sollecitata da Baudaci, Zarri parla del peccato come un andare contro l’amore, contro l’armonia con Dio e con gli uomini, come un senso di disordine. Altri cenni vanno all’omosessualità, per la monaca “modo diverso per esprimere la propria sessualità”, con pieno diritto di viverla anche tra credenti. Ultimo tra i temi toccati, ma non per questo meno importante, è la povertà evangelica, che ha da essere anche povertà economica, che la Chiesa deve rimettere al centro del suo messaggio per fare crescere nel credente quella libertà interiore che non cede al richiamo della ricchezza, in un mondo di diseguaglianze crescenti.

Prima dell’Appendice con Intervista Monsignor Luigi Bettazzi, è riportato un commosso ricordo di Adriana di Maria di Campiello, culminangte con l’epigrafe scritta da Adriana per sé stessa: “Non mi vestite di nero: è triste e funebre….lasciate solo la terra che scriva a primavera un’epigrafe sull’erba”.

L’intera conversazione gravita attorno alla convinzione, lo dice il titolo, che “Tutto è grazia”, parole che riecheggiano quelle di Teresa di Lisieux, riprese da G. Bernanos in chiusura del “Diario di un curato di campagna”. Ossia tutto è luce di Dio in me, perché “la nostra esistenza si iscrive nell’orizzonte della grazia, guidata da un Dio misericordioso” (Benedetto XVI, all’Angelus nella festa di Ognissanti).

Osvaldo Aime