Giornata mondiale dell’alimentazione, Wfp: investire nelle innovazioni
Nell’edizione 2026 che ricorre oggi, 16 ottobre, l’invito a riflettere sul tema: “Innovare oggi per nutrire il domani”. Carl Skau, direttore esecutivo ad interim del WFP: “Alla base dell’aumento della fame ci sono l’intensificarsi dei conflitti, un triplice ‘collo di bottiglia’ che ostacola il commercio di prodotti alimentari e agricoli, e una maggiore frequenza di eventi metereologici estremi”, eppure “le soluzioni sono nelle nostre mani” perché “nel mondo c’è cibo a sufficienza per tutti”
In un mondo che produce abbastanza per tutti, 645 milioni di persone soffrono ancora la fame e 2,69 miliardi non possono permettersi cibo nutriente. È il quadro che emerge dall’edizione 2026 del rapporto Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo (SOFI) redatto da cinque agenzie specializzate delle Nazioni Unite e presentato lo scorso luglio. Dati allarmanti che rivelano quanto incidano sui sistemi agroalimentari — e conseguentemente sulla vita quotidiana di miliardi di persone — conflitti armati, instabilità economica e shock climatici. Proprio per sensibilizzare su queste tematiche ricorre anche quest’anno il 16 ottobre la Giornata mondiale dell’alimentazione, istituita dai paesi membri della Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, durante la 20° Conferenza Generale dell’Organizzazione nel novembre 1979. L’obiettivo è stimolare un’azione collettiva nei 150 Paesi del mondo che la celebrano in circa 50 lingue.
Diverse forme di innovazioni
Il tema di quest’anno “Innovare oggi per nutrire il domani” viene dunque affrontato, a livello globale, da centinaia di governi, comuni, aziende, organizzazioni della società civile, attraverso eventi e attività divulgative. «Le innovazioni nei sistemi agroalimentari possono assumere diverse forme», si legge sul sito della Fao: dai servizi di consulenza digitale, alle banche dati e ai sistemi informativi, dalle varietà di sementi migliorate e biotecnologie alle scuole sul campo per agricoltori, fino ai nuovi approcci alla produzione, ai mercati, alla finanza e alla distribuzione. Proprio su queste innovazioni vuole dunque concentrarsi la Giornata, affinché possano ridurre i rischi prima che si verifichino le crisi e affinché gli approcci intersettoriali possano rafforzare la resilienza di chi lavora nel campo agroalimentare.
Innovazioni per 132,5 milioni di persone
Nell’ambito delle operazioni del World Food Program (WFP), lo scorso anno le innovazioni hanno raggiunto 132,5 milioni di persone in 75 paesi e territori. «Ogni anno celebriamo la Giornata Mondiale dell’Alimentazione perché condividiamo una convinzione: nessuna famiglia, nessun bambino dovrebbe andare a dormire a stomaco vuoto – ha dichiarato Carl Skau, direttore esecutivo ad interim del WFP -. Le sfide alla base dell’aumento della fame nel mondo sono in gran parte di origine umana: l’intensificarsi dei conflitti, un triplice ‘collo di bottiglia’ che ostacola il commercio di prodotti alimentari e agricoli, e una maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi. Eppure, le soluzioni sono nelle nostre mani. Nel mondo c’è cibo a sufficienza per tutti e disponiamo di nuove tecnologie che ci consentono di agire con un’efficacia senza precedenti». Il WFP ha invitato dunque i leader mondiali e i partner a promuovere una serie di impegni: porre fine ai conflitti, proteggere i civili e gli operatori umanitari, e consentire un accesso sicuro e costante alle persone in stato di bisogno; fornire finanziamenti flessibili e prevedibili per far fronte alle crisi alimentari più gravi; investire in azioni preventive, affinché shock previsti – come il fenomeno di El Niño – non si trasformino in emergenze; ampliare la portata di innovazioni già collaudate, attraverso partnership con il settore privato e tecnologico.
Disparità regionali
È urgente infatti un’azione globale per lenire le disparità regionali che ancora persistono, come evidenziato dall’ultimo rapporto sullo stato della sicurezza alimentare. Nel 2025 il 7,8 percento della popolazione mondiale ha sofferto la fame, in calo rispetto all’8,1 per cento del 2024 e all’8,6 per cento del 2022, a conferma di un miglioramento costante, seppur lento. Eppure la situazione rimane disomogenea tra le regioni. Il continente con il numero più elevato di persone affamate rimane l’Africa, con circa 309 milioni, seguita dai 292 milioni dell’Asia. Nel 2025, infatti, oltre la metà della popolazione africana (56,6 per cento) ha affrontato un’insicurezza alimentare moderata o grave, rispetto al 20,3 per cento in Asia, al 22,9 percento in America Latina e nei Caraibi e all’8,7 per cento in America settentrionale e in Europa.
Il World Food Forum
Per mettere in campo nuove strategie di azione, si è svolto anche quest’anno il World Food Forum (Wff) dall’8 al 16 ottobre presso la sede della Fao di Roma. L’evento è stato articolato attorno a tre pilastri: l’Azione Globale dei Giovani (Global Youth Action), il Forum su Scienza e Innovazione e il Forum sugli Investimenti dell’iniziativa “Hand-in-Hand”. Il programma ha previsto dialoghi di alto livello, consultazioni, laboratori di innovazione, sessioni interattive di presentazione di progetti (pitching),incontri di networking, per mettere in luce come da ogni parte del mondo si stia contribuendo a costruire un futuro alimentare migliore.
Produttività e diritti
Un futuro che passa anche dai diritti dei lavoratori della filiera. Lo ha detto Maurizio Martina, vicedirettore generale della Fao, nel corso del panel “The role of IOs in promoting Decent Work”, terzo confronto del Labour and sustainability international festival of Labour and Industrial Relations, in corso a Venezia, organizzato da Università Ca’ Foscari Venezia e Associazione Lavoro&Welfare in collaborazione con l’Organizzazione Internazionale del Lavoro. «Le organizzazioni internazionali devono collegare sempre di più produttività e diritti. Per molti anni probabilmente noi abbiamo considerato queste due sfere essenziali scollegate o comunque c’è stato uno scollegamento di questi due grandi elementi che invece noi — ha osservato — dobbiamo tenere insieme».
Beatrice Guarrera – Città del Vaticano
