La Polvere e il soffio – La fragilità dell’uomo – Debolezza e onnipotenza
Paolo De Benedetti: La polvere e il soffio
Gianfranco Ravasi: La fragilità dell’uomo
Paolo Ricca: Debolezza e onnipotenza
A cura di Brunetto Salvarani
Edizioni Dehoniane, anno 2017, pagg, 61
“…Ti rendiamo grazie…Dio Padre onnipotente”. “Credo in un solo Dio Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra…”. Così preghiamo durante la Messa nella professione del Gloria e nel Credo.
Preghiere che tuttavia lasciano aperte le domande a Dio del credente davanti alla morte, al dolore inguaribile, a gravi traumi, alle lacrime di tanti, alle nostre comuni difficili sofferenze quotidiane. Lamenti che intrecciamo tanti altri nella storia biblica dei rapporti di Dio con l’uomo. Tra i tanti, emblematic: Giobbe: “Perisca il giorno in cui nacqui e la notte in cui si disse ‘E’ stato concepito un maschio’ “ Gb 3, 3; “ A me sono toccati mesi di illusioni e notti di affanno” Gb 7, 3; “I miei giorni svaniscono senza speranza….Ricordati che un soffio è la mia vita!” Gb 7, 6- 7; Geremia (20,14): “Maledetto il giorno in cui nacqui!”; Anche Qoelet (2,17) grida contro “la vita perché è un male ciò che si fa sotto il sole”, per conchiudere: “la vita è un soffio”.
Su queste domande estreme, interrogativi che da sempre accompagnano l’uomo, riflettono appassionati studiosi e conoscitori della Bibbia: P.D. Benedetti, G. Ravasi, P. Ricca e il curatore di queste poche ma intense decine di pagine B. Salvarani.
Conciso libretto edito dalle Dehoniane, significativamente, nella collana “L’ispiera, ossia il raggio di sole che, penetrando da una fessura in un ambiente in ombra, illumina la polvere e si rende ben visibile nella semioscurità.” Oscurità che quasi sempre ci tocca attraversare nelle nostre vite, e per molte vite in modo drammatico, sperimentando il silenzio di Dio, un Dio che ci appare lontano, quasi irraggiungibile, se non assente in alcuni tragici momenti della Storia.
“Non è dunque onnipotente il povero Dio”? (ivi, B. Salvarani)
Paolo De Benedetti, con non comune intensità, focalizza in poche pagine, la realtà di un Dio da sempre sensibile verso tutte le creature “Il Signore Dio formò l’uomo con la polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita” (Gn 2,7)… e lo pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse” Parole che segnano la “creaturalità dell’uomo”, una comunità di destino con la terra, con tutto il creato, per continuarlo e migliorarlo, non soggiogarlo e dominare sul mondo. Compito che ci chiama in causa direttamente: ne siamo stati custodi? ne abbiamo continuato la creazione? Il cristiano è stato/si fa solidale col mondo?
Il Cardinal G. Ravasi puntualizza ne La fragilità dell’uomo, titolo del suo intervento, la “frattura delle relazioni costitutive degli uomini: …con Dio, con il proprio simile, con il creato”. Frattura visitata più volte nella storia biblica, che “come quella umana, è una lunga vicenda di debolezze, di miserie, di fallimenti, di tradimenti”. Tra queste, il cardinale si sofferma, infine, sul “tradimento”, rimandando a episodi noti e meno noti di “traditori” raccontati nell’Antico e Nuovo Testamento. Quelli che Dante colloca nel punto più tenebroso del suoi Inferno, più vicini a Lucifero. Nonostante questa grave violazione della sacralità del ”noi”, di Dio, Ravasi ci lascia parole di speranza, quelle raccontate nei Vangeli.
Il Pastore Paolo Ricca, in Debolezza e onnipotenza, rimanda a numerosi passi biblici che parlano di Dio come roccia, di un Dio che non può che essere onnipotente. Eppure da tempo, tra i cristiani si parla di un “Dio debole” o “fragile”. P. Ricca parte da quella che Sergio Quinzio ha chiamato “la sconfitta di Dio”, le cui molteplici “promesse di felicità, di pienezza di vita...” non sono state mantenute. L’uomo è ancora sempre “quello della pietra e della fionda…” per dirla con le parole folgoranti di S. Quasimodo, in “Uomo del mio tempo”. Qui Paolo Ricca innesta le parole del pastore Dietrich Bonhoeffer, teologo e testimone di Cristo fino al martirio, che tanto hanno segnato la riflessione teologica degli ultimi decenni: “…Dio ci fa sapere che dobbiamo vivere nel mondo come uomini che se la cavano senza Dio.” Per chiedersi, infine, “in che rapporto sta il Dio debole o fragile – il cui Figlio nasce da una ragazza madre, Maria, per morire in croce – con il Dio onnipotente che confessiamo nel Credo?”, e se “Debolezza e onnipotenza si escludono a vicenda”? Quesiti fondamentali, dove le parole del teologo si fanno preziose, non in un esame filosofico, ma nel rimando costante a quanto di Dio ci è raccontato e incarnato da Gesù nella “consapevolezza che Dio e realtà mondana formano in Cristo sulla croce un’unità…indivisibile”. Per il cristiano ciò vuol dire “essere-per-gli-altri”, non “uomo religioso”, ma uomo. Una chiamata alla conversione, a diventare uomini, diventando cristiani. Affidandosi a un Dio che in Cristo condivide fino in fondo” la nostra condizione di debolezza”. Perché ama così tanto gli uomini da consegnarsi, per noi, in croce, all’ “amore onnipotente”, questo sì, di Dio Padre, che lo risorge da morte. Onnipotenza d’amore, amore più potente della morte. Perché, paradossalmente, “la debolezza, di Dio, non è esclusa, ma inclusa nell’ onnipotenza”. Forse qui, l’ispiera, insieme alla domanda fatta da Dio ad Adamo, all’uomo: “Dove sei?”. Dove siamo noi nel mondo? Dov’è l’uomo, il cristiano? Come il cristiano è uomo, difende l’uomo? Tutto in queste pagine è un invito a cercare, tornare a domandare, senza tregua e a lasciarsi cercare da Dio. Alla sentinella che chiede “A che punto è la notte? “. “Risponde la sentinella … domandate, ritornate, venite!” (Is 21, 11-12).
Osvaldo Aime
